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Religione
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Lo studio delle religioni è stato affrontato da due prospettive principali: in modo mwsqscientifico, attraverso discipline come la mwsgstoria delle religioni, l’mwswantropologia culturale e la mwtasociologia, che cercano di individuarne le strutture, le funzioni e i meccanismi comuni; e in modo storico, ricostruendone lo sviluppo nel tempo, dalle origini fino alle forme più recenti.
Contents
• Animismo
• Ateismo
• Deismo
• Induismo
• Islam
• Note
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Etimologia
Il termine mwygreligione deriva dal mwywlatino mwzarelìgio, la cui mwzqetimologia non è del tutto chiaritacite-ref-4[4]. Il verbo religere (dal latino religāre) significa legare, ossia legarsi a principi e/o valoricite-ref-5[5].
(latino)
«qui autem omnia quae ad cultum deorum pertinerent diligenter retractarent et tamquam relegerent, sunt dicti religiosi ex relegendo, ut elegantes ex eligendo, diligendo diligentes, ex intelligendo intelligentes»
(italiano)
«invece coloro che riconsideravano con cura e, per così dire, ripercorrevano tutto ciò che riguarda il culto degli dei furono detti religiosi da
relegere
, come elegante deriva da
eligere
(scegliere), diligente da
diligere
(prendersi cura di), intelligente da
intelligere
(comprendere)»
(Cicerone. De natura deorum II, 28; traduzione in italiano di Cesare Marco Calcante in Cicerone. La natura divina. Milano, Rizzoli, 2007, pagg. 214-5)
mwdwJean Paulhan evidenzia come mweaLucrezio fece invece derivare di mweqre-ligare, nel significato «dei legami che uniscono gli uomini a certe pratiche»cite-ref-paul-6-1[6] – derivazione che fu poi ritenuta tale anche da Lattanzio e mwfgServio Mario Onorato (però col significato di «legarsi nei confronti degli dei»cite-ref-lat-7-0[7]). Secondo mwgwMichael von Albrecht, da essa, poiché verbo contrario all'idea di liberazione, Lucrezio ne derivò il significato negativo, del quale è: «molto grafica l'espressione mwhareligione refrenatus (5, 114), che rispecchia le inibizioni al pensiero filosofico causate dal mwhqpaganesimo: l'uomo è trattenuto, impedito, essendo le sue mani letteralmente "legate dietro la schiena"». Inoltre «parla spesso dei “nodi stretti” mwhg[...] della mwhwreligio, dai quali Epicuro avrebbe liberato l'umanità».cite-ref-8[8] cite-ref-9[9] Un significato simile le aveva attribuito lo storico greco mwkaPolibio, dando alla religione, ma con particolare riguardo alla tradizione e ai costumi dei Romani, il senso di un mwkqmwkginstrumentum regni.cite-ref-10[10] Nello specifico mwlwLattanzio (250-327)cite-ref-11[11], che fu ripreso anche da mwnaAgostino d'Ippona (354-430)cite-ref-12[12], correggendo Cicerone, sostiene:
(latino)
«Hoc vinculo pietatis obstiicti Deo et religati sumus
; unde ipsa religio nomen accepit, non ut Cicero interpretatus est, a relegendo.»
(italiano)
«Con questo vincolo di pietà siamo stretti e legati (
religati
) a Dio: da ciò prese nome religio, e non secondo l'interpretazione di Cicerone, da relegendo.»
(Lattanzio. Divinae institutiones IV, 28. Traduzione di Giovanni Filoramo. Le scienze delle religioni. Brescia, Morcelliana, 1997, pag.286)
Così lo studioso mwowLuigi Alici (1950-) mette a confronto la lettura etimologica offerta da Agostino in mwpaDe civitate Dei X,3, che si richiama a Cicerone, con quella di mwpqLattanzio il quale "preferisce insistere sull'idea primitiva di 'ciò che lega' di fronte agli dèi":
«tale legame sarebbe pure indicato dall'uso simbolico delle
vitae
, cioè delle bende con cui si coprivano il capo i sacerdoti»
(Luigi Alici. Nota 5 in Agostino. La città di Dio. Milano, Bompiani, 2004, pag.462)
Tuttavia lo mwqastorico delle religioni italiano mwqqEnrico Montanari (1942-) osserva che:
«Etimologicamente,
religio
non deriva da
religare
('legarsi faccia a faccia con gli dèi'): questa interpretazione, di fonte cristiana (Lattanzio), fu attribuita agli antichi, ma sulla base del nuovo culto monoteistico.»
(Enrico Montanari. Roma. Il concetto di "religio" a Roma. In Dizionario delle religioni (a cura di Giovanni Filoramo). Torino, Einaudi, 1993, pag.642)
Quindi, per Enrico Montanari, l'origine del termine "religione" è da ricercarsi nella coppia dei termini mwrareligere/relegere intesi come "raccogliere nuovamente", "rileggere"cite-ref-13[13] osservare "con scrupolo e coscienziosità l'esecuzione di un atto"cite-ref-14[14] e quindi eseguire con attenzione l'"atto religioso". Furono i primi teologi cristiani, nel IV secolo, a rovesciare il significato originario del termine per collegarlo al nuovo credocite-ref-15[15].
Allo stesso modo osservò mwugGerardus van der Leeuw (1890-1950) che coniando l'espressione mwuwmwvahomo religiosus lo oppose allmwvq'mwvghomo negligens:
«Possiamo quindi intendere la definizione del giurista
Masurio Sabino
:
religiosum est, quod propter sanctitatem aliquam remotum ac sepositum a nobis est
. Ecco precisamente in che cosa consiste il
sacro
. Usargli sempre debiti riguardi: è questo l'elemento principale della relazione fra l'uomo e lo straordinario. L'etimologia più verosimile fa derivare la parola
religio
da
relegere
, osservare, stare attenti;
homo religiosus
è il contrario di
homo negligens
.»
(Gerardus van der Leeuw. Phanomenologie der Religion (1933). In italiano: Gerardus van der Leeuw. Fenomenologia della religione. Torino, Boringhieri, 2002, pag.30)
Occidente
Grecia antica
Il termine che nella mwxalingua greca moderna indica la "religione" è mwxqθρησκεία (mwxgthrēskeia). Tale termine è collegato a mwxwθρησκός (mwyathrēskos; "pio", "timoroso di Dio"). Quindi anche se nella cultura religiosa greco-antica non esisteva un termine che riassumesse quello che noi intendiamo oggi per "religione"cite-ref-16[16], mwzqthrēskeiacite-ref-17[17] possedeva tuttavia un ruolo e un significato precisicite-ref-18[18]: indicava la modalità formale con cui andava celebrato il mw1gculto a favore degli dèicite-ref-19[19]. Scopo del culto religioso greco era infatti quello di mantenere la concordia con gli dèi: non celebrare loro il culto significava provocarne l'ira, da qui il "timore della divinità" (mw2wθρησκός) che lo stesso culto provocava in quanto connesso con la dimensione del mw3asacro.
Roma antica
Corrisponde alla cura nei confronti dell'esecuzione del mw7arito a favore degli dèi, rito che, per tradizione, va ripetuto finché non risulti correttamente eseguitocite-ref-20[20]. In questo senso i romani collegavano al termine di "religione" un senso di timore nei confronti della sfera del mw8qsacro, sfera propria del rito e quindi della religione stessacite-ref-21[21].
In un ambito più aperto i romani accoglievano comunque tutti i riti che non contrastassero con il mw9wmw-amos maiorum dei tradizionali riti religiosi, ovvero con il costume degli antenati. Quando nuovi riti, e quindi mw-qnovae religiones, venivano a contrastare con il mw-gmw-wmos maiorum questi venivano proibiti: fu il caso, ad esempio e di volta in volta, delle religioni mw-aebraica, mw-qcristiana, mw-gmanichea e dei riti mw-wmwaqabacchanaliacite-ref-22[22].
(latino)
«Religio est, quae superioris naturae, quam divinam vocant, curam caerimoniamque effert»
(italiano)
«
Religio
è tutto ciò che riguarda la cura e la venerazione rivolti ad un essere superiore la cui natura definiamo divina»
(Cicerone. De inventione. II,161)
(latino)
«Humana ante oculos foede cum vita iacere / in terris oppressa gravi sub religione / quae caput a caeli regionibus ostendebat / horribili super aspectu mortalibus istans, / primum Graius homo mortalis tollere contra est / oculos ausus primusque obsistere contra»
(italiano)
«La vita umana giaceva sulla terra alla vista di tutti turpemente schiacciata dall'opprimente religione, che mostrava il capo dalle regioni celesti, con orribile faccia incombendo dall'alto sui mortali. Un uomo greco
per la prima volta osò levare contro di lei gli occhi mortali, e per primo resistere contro di lei.»
(Lucrezio. De rerum natura I,62-7. Traduzione di Francesco Giancotti in Lucrezio. La natura. Milano, Garzanti, 2006, pagg. 4-5)
(latino)
«primum quod magnis doceo de rebus et artis religionum animum nodis exsolvere pergo»
(italiano)
«prima di tutto in quanto grandi cose insegno, e tento di sciogliere l'animo dai nodi stretti della religione»
(Lucrezio. De rerum natura I,932)
Occidente cristiano
Le prime comunità cristiane non utilizzarono il termine mwaswreligio per indicare le proprie credenze e pratiche religiosecite-ref-25[25]. Con il tempo, tuttavia, diffusamente a partire dal IV secolo, il Cristianesimo adottò tale termine nell'accezione indicata da mwateLattanzio, individuandone l'unicità in quanto la "religione" era l'unica via di mwatisalvezza per l'uomo.
La relazione tra mwatqreligio cristiana e quelle dei culti o delle "filosofie" precedenti fu variamente interpretata dagli esegeti cristiani. mwatuGiustino (II secolo)cite-ref-26[26], ma anche mwatoClemente Alessandrino e mwatsOrigene, sostennero che partecipando tutti gli uomini al "mwatwVerbo" coloro che tra questi vissero secondo "ragione" erano comunque dei cristianicite-ref-27[27]. Con mwaueTertulliano (III secolo) la prospettiva cambiò e le differenze tra mondo "antico" e il mondo dopo la "rivelazione" cristiana furono decisamente accentuate.
Con mwaumAgostino d'Ippona (354-430), ma già precedentemente con mwauqBasilio, mwauuGregorio Nazianzeno e mwauyGregorio di Nissa, il pensiero mwaucplatonico rappresentò per i teologi cristiani un esempio della comprensibilità di cosa fosse la vera "religione"cite-ref-28[28].
Rispetto ai significati del termine "religione" nel mondo cristiano, lo mwau0storico delle religioni svizzero mwau4Michel Despland osserva che:
«Diventato cristiano l'Impero, si trovano presso i cristiani tre accezioni della parola. La religione è un ordine pubblico mantenuto dall'imperatore cristiano che instaura sulla terra la legislazione voluta da Dio (idea imperiale). Può anche essere l'eros dell'anima individuale verso Dio (idea mistica). Infine
religio
può designare la disciplina propria ai battezzati che hanno fatto voto di perfezione e sono diventati eremiti o cenobiti (Monachesimo).»
(Michel Despland. Religione. Storia dell'idea in Occidente, in Dictionnaire des Religions (a cura di Jacques Vidal). Parigi, Presses universitaires de France, 1984. In italiano: Dizionario delle religioni. Milano, Mondadori, 2007, pagg. 1539 e segg.)
Quindi se inizialmente il termine "religione" è assegnato esclusivamente agli ordini religiosicite-ref-29[29], a partire dalla mwavuFrancia il termine accoglie dapprima anche quei pellegrini o mwavycavalieri che se ne mostrano degni attraverso il mantenimento dei loro mwavcvoti, poi i mercanti onesti e gli sposi fedeli, aprendo così il termine all'intero mondo laicale che osserva con scrupolo i precetti della Chiesa.
Con la mwavkScolastica la "religione" venne collocata tra le "virtù morali" inserite nella "giustizia" in quanto essa rende a Dio l'onore e l'attenzione che gli sono "dovuti" esprimendosi con atti esteriori, come la liturgia o il voto, ed atti interiori, come la preghiera o la devozionecite-ref-30[30].
Infine il termine "religione" diviene sinonimo di "civiltà". Con la mwav8Riforma protestante a partire dal XVI secolo il termine "religione" è assegnato a due confessioni cristiane distinte, e solo con il XVII secolo l'mwawaEbraismo e l'mwaweIslām saranno considerate "religioni"cite-ref-michel-despland-op-cit-31-0[31].
Le mwawcGuerre di religione del XVI secolo provocarono in Francia l'abbandono dell'idea che il termine "religione" potesse essere sovrapponibile a quello di civiltà e, ad incominciare dal XVII secolo, alcuni intellettuali francesi avviarono una critica serrata al valore stesso della religionecite-ref-michel-despland-op-cit-31-1[31].
«Vive forze nazionali si risvegliano e insorgono contro l'adattamento compiuto dopo le guerre di religione. Da allora la religione è vista come riguardante un'autorità oppressiva, la fede come una credenza poco ragionevole, anzi quasi irragionevole. In Francia, le intelligenze cominciano a preferire la civiltà alla religione. E c'è la tendenza a credere che quanto l'uomo più si civilizzerà tanto meno sarà incline alla religione.»
(Michel Despland. Op.cit.)
Occidente moderno e contemporaneo
A partire dal XVII secolo, la mwaw8Modernità attribuisce valore supremo alla mwaxarazionalità affrontando con questo strumento conoscitivo anche l'alveo della religione che così viene sottoposto al suo esame.
Se da una parte autori come mwaxiGottfried Wilhelm von Leibniz (1645-1716) e mwaxmNicolas Malebranche (1638-1715) dopo l'analisi razionale esaltarono i valori religiosi, altri, come ad esempio mwaxqJohn Locke (1632-1704) o mwaxuJean-Jacques Rousseau (1712-1778), utilizzarono la "ragione" per spogliare la "religione" dei suoi contenuti non giustificabili razionalmente.
Altri autori, come l'irlandese mwaxcJohn Toland (1670-1722) o il francese mwaxgVoltaire (1694-1778) furono propugnatori del mwaxkdeismo, una lettura decisamente mwaxorazionalista della religione.
Con mwaxwDavid Hume (1711-1776) vi fu un rifiuto dei contenuti razionali della religione, nell'insieme considerata un fenomeno del tutto irrazionale, nato dai timori propri dell'uomo nei confronti dell'universo. Partendo dal giudizio di "irrazionalismo" della religione, in Occidente, con ad esempio mwax0Julien Offray de La Mettrie (1709-1751) o mwax4Claude-Adrien Helvétius (1715-1771), si affacciarono le prime critiche radicali alla religione che portarono all'affermazione dell'mwax8ateismo.
In questo ambito mwayePaul Henri Thiry d'Holbach (1723-1789) giunse a sostenere che:
«L'idea di un Dio terribile, raffigurato come un despota, ha dovuto rendere inevitabilmente malvagi i suoi sudditi. La paura non crea che schiavi [...] che credono che tutto divenga lecito quando si tratta o di guadagnarsi la benevolenza del loro Signore, o di sottrarsi ai suoi temuti castighi. La nozione di un Dio-tiranno non può produrre che schiavi meschini, infelici, rissosi, intolleranti.»
(Holbach, Il buon senso, a cura di S. Timpanaro, Garzanti 1985, p.150)
Culture non occidentali
Nelle culture non occidentali il termine "religione" viene reso con termini che non hanno la stessa etimologia latina. Così, se in Occidente, fatto salvo la mwayulingua greca, il termine "religione" ha ovunque origine dal latino mwayyreligio, l'etimologia del termine ebraico origina invece da un termine proprio dell'mwaycantico persiano, allo stesso modo l'arabo dove il termine "religione" origina dall'mwaygavestico. Nelle lingue del Subcontinente indiano invece il termine "religione" viene reso con termini di origine mwayksanscrita e, in mwayoEstremo Oriente, con termini di origine cinese.
Vicino e Medio Oriente
• In mway4lingua ebraica il termine occidentale "religione" viene reso come דת (mway8alfabeto ebraico) traslitterato in caratteri latini come mwazadath.
Tale termine compare alcune volte nel mwazimwazmTanakh, così nel mwazqmwazuLibro di Ester
(ebraico)
«ויאמר המלך להעשות כן ותנתן דת בשושן ואת עשרת בני המן תלו»
(italiano)
«Il re ordinò che così fosse fatto. Il decreto (
dath
) fu promulgato a Susa. I dieci figli di Amàn furono appesi al palo.»
(Libro di Ester, IX,14)
In questo verso דת (mwazgdath) sta per "editto", "legge", "decreto". L'ebraico mwazkdath deriva dall'mwazoavestico e dall'mwazsantico persiano mwazwdātacite-ref-32[32].
Il termine mwaaiavestico mwaamdāta possiede in quella lingua sempre il significato di "legge" o di "legge di mwaaqAhura Mazdā"cite-ref-33[33], ovvero legge del Dio unico e supremo dello mwaakZoroastrismo.
(avestico)
«ahmya zaothre baresmanaêca mãthrem speñtem ashhvarenanghem âyese ýeshti, dâtem vîdôyûm âyese ýeshti, dâtem zarathushtri âyese ýeshti, darekhãm upayanãm âyese ýeshti, daênãm vanguhîm mâzdayasnîm âyese ýeshti.»
(italiano)
«Con questo zaothra e baresman desidero questo Yasna per il generoso Manthra, il più glorioso e lo desidero per Dāta, la Legge, la più gloriosa, santificata
Aša
, istituita contro i daēva, e per la legge insegnata da Zarathuštra. Desidero, questo Yasna, per Upayana, l'antica tradizione mazdea, e per Daēna, la santa religione mazdea.»
(Avestā II, 13. Traduzione di Arnaldo Alberti, in Avestā. Torino, UTET, 2008, pag.96)
• In mwaa0lingua araba il termine occidentale "religione" viene reso come دين (mwaa4alfabeto arabo) traslitterato in caratteri latini come mwaa8dīn.
(arabo)
«الْيَوْمَ أَكْمَلْتُ لَكُمْ دِينَكُمْ وَأَتْمَمْتُ عَلَيْكُمْ نِعْمَتِي وَرَضِيتُ لَكُمُ الإِسْلاَمَ دِينا ً»
(italiano)
«Oggi ho perfezionato la vostra religione (
dīn
) compiendo per voi il mio beneficio e ho scelto per voi l'Islām come religione (
dīn
)»
(Corano V,3)
Il termine arabo mwabidīn deriva dal mwabmmedio persiano mwabqdēncite-ref-34[34].
• In mwabslingua persiana il termine occidentale "religione" viene reso come دین (mwabwalfabeto arabo-persiano) traslitterato in caratteri latini come mwab0dīn.
Tale termine deriva dal termine mwab8medio persiano mwacadēn che, a sua volta, deriva dall'mwaceavestico mwacidaēnā che in quella antica lingua significa "religione" intesa come splendore, luminosità di mwacmAhura Mazdā. mwacqDaēnā a sua volta proviene, nella medesima lingua, dalla radice mwacudāy (vedere).
(avestico)
«nivaêdhayemi hañkârayemi mãthrahe speñtahe ashaonô verezyanguhahe dâtahe vîdaêvahe dâtahe zarathushtrôish darekhayå upayanayå daênayå vanghuyå mâzdayasnôish»
(italiano)
«Annuncio e celebro in lode del benefico ed efficace Manthra, ašavan, rivelazione contro i daēva; rivelazione che viene da Zarathuštra, e in lode di Daēna, la buona religione mazdea, che ha un'antica Tradizione»
(Avestā I, 13. Traduzione di Arnaldo Alberti, in Avestā. Torino, UTET, 2008, pag.92)
Subcontinente indiano
Nella mwadilingua hindī, la mwadmlingua ufficiale e più diffusa dell'mwadqIndia, il termine occidentale "religione" viene reso come धर्म (mwadualfabeto devanagari) traslitterato in caratteri latini come mwadymwadcDharma.
«È abbastanza difficile trovare un'unica parola nell'area dell'Asia meridionale che denoti ciò che in italiano è definito "religione", un termine effettivamente piuttosto vago e dall'ampio raggio semantico. Forse il termine più appropriato potrebbe essere il sanscrito
dharma
, traducibile in diversi modi, tutti pertinenti alle idee e alle pratiche religiose indiane»
(William K. Mahony. Induismo, "Enciclopedia delle Religioni" vol. 9: "Dharma induista". Milano, Jaca Book, 2006, pag.99)
mwadoGianluca Magi precisa tuttavia che il termine mwadsDharma
«è più ampio e complesso di quello cristiano di
religione
e, dall'altro, meno giuridico delle attuali concezioni occidentali di "dovere" o di "norma", poiché privilegia la consapevolezza e la libertà piuttosto che il concetto di
religio
od obbligo»
(in Dharma, "Enciclopedia filosofica" vol.3. Milano, Bompiani, 2006, pag. 2786)
Il termine mwad4mwad8Dharma (धर्म) è usato nella maggior parte delle religioni di origine mwaeaindiana per indicare tali contesti religiosi: mwaeeInduismo (सनातन धर्म mwaeimwaemSanātana Dharma), mwaeqBuddhismo (बौद्ध धर्म mwaeumwaeyBuddha Dharma), mwaecGiainismo (जैन धर्म mwaegJain Dharma) e mwaekSikhismo (सिख धर्म mwaeoSikh Dharma).
Ma anche per indicare le religioni occidentali come l'mwaewEbraismo (यहूदी धर्म, mwae0Dharma ebraico) o il mwae4Cristianesimo (ईसाई धर्म, mwae8Dharma cristiano)
(sanscrito)
«Ṛtasya gopāv adhi tiṣṭhatho rathaṃ satyadharmāṇā parame vyomani
yam atra mitrāvaruṇāvatho yuvaṃ tasmai vṛṣṭir madhumat pinvate divaḥ»
(italiano)
«O guardiani dell'ordine cosmico (
Ṛta
), o Dei le cui leggi (
Dharma
) sono sempre realizzate, voi salite sul vasto carro del cielo più alto; a chi, Mitra e Varuṇa, mostrate il vostro favore, la pioggia del cielo dona abbondanza di miele»
(Ṛgveda, V 63,1 a-c)
Estremo Oriente
In mwag0lingua cinese il termine occidentale "religione" viene reso come 宗教, traslitterato in caratteri latini in mwag4zōngjiào (mwag8Wade-Giles mwahatsung-chiao).
Da questa lingua il termine religione (宗教) viene così reso nelle altre lingue estremo-orientali in:
• mwahqlingua giapponese 宗教 mwahushūkyō;
• mwahclingua coreana 종교 mwahgjonggyo
• mwaholingua vietnamita mwahstôn giáo.
In mwah0lingua cinese 教 (mwah4jiào) rende anche il mwah8khotanese mwaiadeśanā, a sua volta resa del mwaiesanscrito mwaiideśayati (causativo del verbo di III classe mwaimdiś: "mostrare", "assegnare", "esibire", "rivelare") e anche il mwaiqsanscrito mwaiuśāsana (insegnamento).
Il carattere 教 è formato da 子 (mwaiczǐ, bambino, dove la figura stilizzata è avvolta in fasce e agita le braccia), 耂 (mwaiglǎo, vecchio).
Mentre 宗 (mwaiozōng) indica "scuola", "tradizione acclarata", "religione" quindi 宗教 "insegnamento di una tradizione acclarata/religione".
Il mwaiwcarattere cinese 宗 (mwai0zōng) è formato dai caratteri 宀 (mwai4mián, tetto di un edificio) e 示 ( mwai8shì "altare", oggi nel significato di "mostrare") a sua volta composto da 丁 (altare primitivo) con ai lati 丶 (gocce di sangue o di libagioni); il tutto a significare "edificio che contiene un altare".
Le singole religioni vengono indicate dal nome che le caratterizza seguite dal carattere 教 (mwajejiào): mwajiBuddhismo 佛教 (mwajmFójiào da 佛 mwajqFó Buddha), mwajuConfucianesimo 儒教 (mwajyRújiào, da 儒 mwajcRú, letterato confuciano), mwajgDaoismo 道教 (mwajkDàojiào da 道 mwajoDào) mwajsCristianesimo 基督教 (mwajwJīdūjiāo da 基督 mwaj0Jīdū Cristo), mwaj4Ebraismo 犹太教 (mwaj8 Yóutàijiào da 犹太 mwakaYóutài Giuda), mwakeIslām (伊斯兰教 mwakiYīsīlánjiāo da 伊斯兰 mwakmYīsīlán Islām).
Descrizione
Il dibattito sulla nozione di religione
La nozione di "religione" è mwakcproblematica e mwakgdibattuta.
Secondo mwakoMarco Tullio Cicerone, il sentimento religioso nasce dal desiderio umano di conoscere le cose future, dalla meraviglia per la bellezza dell'universo e del cielo stellato, dal timore e dal senso di inferiorità per i fenomeni ingovernabili della natura e dalla gratitudine verso la divinità per i benefici ricevuti da quest'ultima. (mwaksDe natura deorum, mwakwDe divinatione 2.148).cite-ref-35[35]
Da un punto di vista mwalifenomenologico-religioso il termine "religione" è collegato alla nozione di mwalmsacro:
«Secondo
Nathan Söderblom
,
Rudolf Otto
e
Mircea Eliade
, la religione è per l'uomo la percezione di un "
totalmente Altro
"; ciò ha come conseguenza un'esperienza del
sacro
che a sua volta dà luogo a un comportamento
sui generis
. Questa esperienza, non riconducibile ad altre, caratterizza l
'
homo religiosus
delle diverse culture storiche dell'umanità. In tale prospettiva, ogni religione è inseparabile dall
'
homo religiosus
, poiché essa sottende e traduce la sua
Weltanschauung
(
Georges Dumézil
). La religione elabora una spiegazione del destino umano (
Geo Widengren
) e conduce a un comportamento che attraverso miti, riti e simboli attualizza l'esperienza del
sacro
.»
(Julien Ries. Le origini, le religioni. Milano, Jaca Book, 1992, pagg.7-23)
Da un punto di vista mwalystorico-religioso la nozione di "religione" è collegata al suo esprimersi storico:
«Ogni tentativo di definire il concetto di "religione", circoscrivendo l'area semantica che esso comprende, non può prescindere dalla constatazione che esso, al pari di altri concetti fondamentali e generali della
storia delle religioni
e della
scienza della religione
, ha una origine storica precisa e suoi peculiari sviluppi, che ne condizionano l'estensione e l'utilizzo. [...] Considerata questa prospettiva, la definizione della "religione" è per sua natura operativa e non reale: essa, cioè, non persegue lo scopo di cogliere la "realtà" della religione, ma di definire in modo provvisorio, come
work in progress
, che cosa sia "religione" in quelle società e in quelle tradizioni oggetto di indagine e che si differenziano nei loro esiti e nelle loro manifestazioni dai modi a noi abituali.»
(Giovanni Filoramo. Religione in Dizionario delle religioni (a cura di Giovanni Filoramo). Torino, Einaudi, 1993, pag.620)
Da un punto di vista mwalkantropologico-religioso la "religione" corrisponde al suo modo peculiare di manifestarsi nella cultura:
«Le concezioni religiose si esprimono in simboli, in miti, in forme rituali e rappresentazioni artistiche che formano sistemi generali di orientamento del pensiero e di spiegazione del mondo, di valori ideali e di modelli di riferimento»
(Enrico Comba. Antropologia delle religioni. Un'introduzione. Bari, Laterza, 2008, pag.3)
Anche se come evidenzia lo stesso mwalwEnrico Comba:
«Non è dunque possibile stabilire un criterio assoluto per distinguere i sistemi religiosi da quelli non religiosi nel vasto repertorio delle culture umane»
(Enrico Comba. Op.cit. pag.28)
Quindi, come notano mwal8Carlo Tullio Altan e mwamaMarcello Massenzio, il fenomeno della religione:
«come forma specifica della cultura umana, ovunque presente nella storia e nella geografia, è un fenomeno estremamente complesso, che va studiato con molteplici procedure, mano a mano che queste ci vengono offerte dal progresso degli studi delle scienze umane, senza pretendere di dire mai in proposito l'ultima parola, come accade per un lavoro che sia costantemente in corso d'opera.»
(Carlo Tullio Altan e Marcello Massenzio. Religioni Simboli Società: Sul fondamento dell'esperienza religiosa. Milano, Feltrinelli, 1998, pagg. 71-2)
Analisi filosofica
mwamuNatura problematica della definizione di "religione"
La definizione moderna del termine "religione" è problematica e controversa:
«Definire la religione è compito tanto ineludibile quanto improbo. È infatti evidente che, se una definizione non può prendere il posto di una indagine, quest'ultima non può avere luogo in assenza di una definizione.»
(Giovanni Filoramo. Op.cit 1993, pag.621)
Già mwanmMax Weber aveva sostenuto che:
«Una definizione di ciò che la religione 'è' non può trovarsi all'inizio, ma caso mai, alla fine di un'indagine come quella che segue.»
(Max Weber. Economia e società Milano, Comunità, 1968, pag.411. (prima ed. 1922))
mwanyMelford E. Spiro (1920-)cite-ref-36[36] e Benson Salercite-ref-37[37] obiettano in proposito che quando non si definisce l'oggetto di indagine in modo esplicito si finisce per definirlo in modo implicito.
Lo storico polacco mwaoeLeszek Kołakowski (1927-2009) rileva invece che:
«Studiando le attività umane nessuno dei concetti di cui disponiamo può essere definito con assoluta precisione, e, sotto questo aspetto, 'religione' non si trova in una situazione peggiore di "arte", "società", "storia", "politica", "scienza", "linguaggio" e innumerevoli altre parole. Ogni definizione della religione deve essere fino ad un certo punto, arbitraria, e, per quanto scrupolosamente tentiamo di far sì che si conformi all'impiego attuale della parola nel linguaggio comune, molte persone riterranno che la nostra definizione comprenda troppo o troppo poco.»
(Leszek Kołakowski. Se non esiste Dio. Bologna, Il Mulino, 1997)
mwaoqLe spiegazioni sulla natura e le ragioni dell'esistenza dei credi religiosi
Il filosofo tedesco mwaocLudwig Feuerbach (1804-1872) sosteneva che: la religione consiste di idee e valori prodotti dagli esseri umani, erroneamente proiettati su forze e personificazioni divine. Dio sarebbe quindi la costruzione di un Super uomo (uomo potenziato con attribuiti ideali dati dall'uomo stesso). È una forma di mwaogalienazione (che non ha lo stesso significato attribuito da Marx), in quanto la religione estranea l'uomo da sé stesso facendogli credere di non essere in prima persona: l'uomo è sottomesso da sé stesso. La religione si trova ad essere dunque un rifugio dell'uomo di fronte alla durezza della realtà quotidiana.
Secondo l'ottica di mwapaMax Weber (1864-1920): le Religioni mondiali sarebbero capaci di raccogliere vaste masse di credenti e di influenzare il corso della storia universale. Weber non crede che la religione sia una forza conservatrice (mwapeKarl Marx), bensì crede che essa possa provocare enormi trasformazioni sociali: La religione influisce sulla vita sociale ed economica. Il Puritanesimo e il protestantesimo, ad esempio, furono all'origine del modo di pensare capitalistico. Ne "mwapiL'etica protestante e lo spirito del capitalismo" Weber discusse ampiamente l'influenza del cristianesimo sulla storia dell'Occidente moderno. Weber scoprì che effettivamente alcune religioni sono caratterizzate da un ascetismo ultramondano, che privilegia la fuga dai problemi terreni, distogliendo gli sforzi dallo sviluppo economico. Il cristianesimo sarebbe una religione di salvezza per Weber, poiché è incentrata sulla convinzione che gli esseri umani possano essere salvati purché scelgano la fede e seguano le sue prescrizioni morali. Le religioni di salvezza presentano un aspetto rivoluzionario perché sono caratterizzate da un ascetismo intramondano, cioè uno spirito religioso che privilegia la condotta virtuosa in questo mondo. Le religioni asiatiche invece avevano un atteggiamento di passività rispetto all'esistente.
Tra le riflessioni contemporanee, particolarmente interessante è la spiegazione del fenomeno religioso proposta da mwapqMarcel Gauchet a iniziare dall'opera del 1985 mwapuIl Disincanto del mondocite-ref-39[39]: secondo lo storico-filosofo francese, la religione non è né una tensione individuale verso il trascendente, né una costruzione funzionale alla giustificazione del potere. La religione va invece intesa, in una prospettiva storica e antropologica, come maniera particolare di strutturazione dello spazio sociale e umano. In particolare la forma più pura di religione è da rintracciare negli animismi che caratterizzano quelle società che mwapoPierre Clastres definisce “contro lo Stato”. Nelle società di questo tipo, la legge viene cioè fatta risalire a un tempo e a forze assolutamente altre rispetto al presente e nessun membro della società può quindi rivendicare un rapporto privilegiato con il trascendente. La nascita di un'istanza separata del potere è indisgiungibile da una trasformazione della religione: dopo tali trasformazioni, il mondo terreno e la realtà trascendente entrano in rapporto. La religione, che nella sua forma più pura era un disinnescamento totale dell'instabilità sociale, una rimozione assoluta della divisione attraverso l'assolutizzazione della separazione terreno/trascendente, si apre a quella che Gauchet definisce l'mwapsuscita dalla religione.
Alcuni termini classificatori e descrittivi delle religioni
Animismo
"mwaroAnimismo" (dall'inglese mwarsanimism, a sua volta dal latino mwarwanĭma) è il termine introdotto nello studio delle religioni primitive dall'antropologo inglese mwar0Edward Burnett Tylor (1832-1917) che, nel 1871 nel suo mwar4Primitive Culture: Researches into the Development of Mythology, Philosophy, Religion, Language, Art and Custom, lo utilizzò per indicare quella prima forma di credenza spirituale ("anima" o "forza vitale") che viene riscontrata in oggetti o luoghi. In tal senso la teoria di Tylor si opponeva a quella di mwar8Herbert Spencer (1820-1903) che invece poneva nell'mwasaateismo le convinzioni degli uomini primitivicite-ref-40[40].
La teoria "animistica", già messa in discussione da mwasyMarcel Mauss (1872-1950) e da mwascJames Frazer (1854-1941), è rifiutata oggi dalla maggior parte degli antropologi.
Tuttavia, come nota mwaskJacques Vidalcite-ref-41[41]
«in mancanza di altre espressioni l'uso del termine rimane frequente.»
Ateismo
Esistono religioni atee, per considerarle tali prevale la definizione legata al culto piuttosto che al sacro, e l'interpretazione strettamente etimologica su quella abituale di "atteggiamento antireligioso".cite-ref-43[43]. Nel 1993 durante i lavori del Parlamento Mondiale delle Religioni (PoWR) i buddisti, guidati dal Dalai Lama, protestarono contro l’uso del termine Dio che essi rifiutano, concordando solo su quello di Realtà supremacite-ref-44[44].
Deismo
Il termine "mwauiDeismo" (dal francese mwaumdéisme, a sua volta dal latino mwauqdeuscite-ref-45[45]) fu coniato dal teologo calvinista svizzero di lingua francese mwaukPierre Viret (1511-1571) che nella sua mwauoInstruction chrétienne (Ginevra, 1564) lo utilizzò per indicare un gruppo che si opponeva agli "ateisti", ma Viret descrisse questo "gruppo" come di coloro che pur credendo in un Dio unico e creatore rigettavano la fede in mwausGesù Cristo.
Il poeta inglese mwau0John Dryden (1631-1700), in mwau4Religio Laici del 1682 definì il "Deismo" come la credenza in un Dio creatore rifiutando qualsivoglia dottrina propugnata dalla tradizione e dalla rivelazione.
Con la pubblicazione del mwavaDictionnaire historique et critique (Rotterdam, 1697) di mwavePierre Bayle (1647-1706), che riprese la nozione di mwaviDéisme (s.v. "Viret"), il termine si diffuse ampiamente nella cultura europea.
Tuttavia il significato di "Deismo" ha posseduto, di volta in volta, connotazioni diverse. Allen W. Woodcite-ref-46[46] ne ha identificate quattro:
1. credenza in un Essere supremo privo di tutti gli attributi di personalità (come intelletto e volontà);
2. credenza in un Dio, ma rifiuto di qualsiasi cura provvidenziale da parte di questi per il mondo;
3. fede in un Dio, ma negazione di ogni vita futura;
4. credenza in un Dio, ma rifiuto di tutti gli altri articoli di fede religiosa.
Molti filosofi e scienziati, per lo più mwav8illuministi del Settecento, sostennero tali posizioni; varianti istituzionalizzate del "Deismo" sono il mwawaCulto dell'Essere supremo durante la mwaweRivoluzione francese, la spiritualità della mwawiMassoneria e l'mwawmUnione Mondiale dei Deisti oggi.
Enoteismo
"mwawyEnoteismo" (dal tedesco mwawchenotheismus, a sua volta mwawgdal greco antico εἷς ?, eîs e θεός, theós ("un dio")) fu il termine coniato dal mwawkFriedrich Schelling (1775-1854) in mwawoPhilosophie der Mythologie und der Offenbarung (1842) per indicare un "monoteismo " rudimentale sorto durante la preistoria della mwawscoscienza e precedente al "monoteismo evoluto" e al politeismo. In questo senso il termine si presenta simile a quello di mwawwUrmonotheimus ovvero "monoteismo primordiale" elaborato nel 1912 dall'antropologo e sacerdote mwaw0Wilhelm Schmidt.
Successivamente, l'indologo tedesco mwaw8Friedrich Max Müller (1823-1900) utilizzò questo terminecite-ref-47[47] per indicare una pratica propria del mwaxqmwaxuṚgveda consistente nell'isolare una mwaxydivinità rispetto alle altre durante le invocazioni rituali.
Nel suo significato storico-religioso, "enoteismo" occorre ad indicare quella forma di culto per cui una divinità viene, durante il mwaxgrito, momentaneamente isolata e privilegiata rispetto alle altre, assurgendo così a divinità principale.
Monoteismo
Il termine mwaxsMonoteismo (neologismo greco, mwaxwdal greco antico μόνος?, mónos (" unico, solo ") e θεός, theós ("dio")) caratterizza quelle religioni che propugnano l'esistenza di una singola mwax0divinità.
mwax8André Lalande (1867-1963) ha così descritto, nel suo mwayaVocabulaire technique et critique de la philosophie, revu par MM. les membres et correspondants de la Société française de philosophie et publié, avec leurs corrections et observations par André Lalande, membre de l'Institut, professeur à la Sorbonne, secrétaire général de la Société (2 volumi) Parigi, 1927, il termine "monoteismo":
«Dottrina filosofica o religiosa che ammette un solo Dio, distinto dal mondo»
Il tema, controverso, è quali possano essere le religioni ascrivibili a questo contesto.
Dopo una disamina di tale problema, mwayqPaolo Scarpi così chiosa:
«In questa prospettiva, pertanto conviene limitare l'uso del termine monoteismo alle forme religiose che storicamente si sono affermate come tali e che hanno elaborato una speculazione teologica finalizzata alla dimostrazione dell'unicità di Dio»
Intendendo in questa prospettiva sostanzialmente l'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islām. Di tutt'altro avviso è invece, ad esempio, Theodore M. Ludwig che nella mwaygmwaykEncyclopedia of Religion nata dal progetto internazionale proposto da mwayoMircea Eliade include, sia nell'edizione del 1987 che nella seconda edizione del 2005, nella voce mwaysMonotheismcite-ref-48[48], altre religioni oltre quelle qui sopra citate come lo mwazaZoroastrismo, la mwazeReligione greca nella forma di alcuni culti e nel pensiero di alcuni mwaziteologi greci, la mwazmReligione egizia del culto di mwazqAton, il mwazuBuddhismo nella forma della mwazyTerra Pura, l'mwazcInduismo in alcune sue particolari manifestazioni e il mwazgSikhismo.
Panteismo
Il termine mwazsPanteismo (dall'inglese mwazwpantheism a sua volta mwaz0dal greco antico παν ?, pan e θεός, theós ("tutto Dio")) letteralmente significa "tutto è Dio". Tale termine fu derivato da analogo termine, mwaz4pantheistic, utilizzato dal filosofo irlandese mwaz8John Toland (1670-1722) nel suo mwa0aSocinianism Truly Stated. By a pantheist (1705), ed ebbe larga diffusione in Europa durante le polemiche inerenti al mwa0eDeismo.
Oggi il termine "Panteismo" occorre come termine tecnico-descrittivo per individuare quei credi religiosi, o filosofico-religiosi, che individuano una divinità che abbraccia ogni cosa, ovvero Dio che compenetra ogni aspetto e luogo dell'universo rendendo così mwa0msacro ogni aspetto dell'esistente, anche quello naturalecite-ref-49[49]. Sono imparentati ad esso i termini di "panenteismo", termine coniato nel 1828 da Karl Krause per indicare una visione in cui Dio è sia immanente che trascendente. e di "monismo", genericamente ogni dottrina unitaria che presuppone un'unica sostanza, nella fattispecie la concezione di un unico Dio impersonale ed ozioso cite-ref-50[50].
Politeismo
Il termine "politeismo" è attestato nelle lingue moderne per la prima volta nella lingua francese (mwa04polythéisme) a partire dal mwa08XVI secolocite-ref-51[51]. Il termine mwa1qpolythéisme fu coniato dal giurista e filosofo francese mwa1uJean Bodin, e quindi utilizzato per la prima volta nel suo mwa1yDe la démonomanie des sorciers (Parigi, 1580), per poi finire nei dizionari come il mwa1cDictionnaire universel françois et latin (Nancy 1740), il mwa1gDictionnaire philosophique di Voltaire (Londra 1764) e, lmwa1k'mwa1oEncyclopédie di d'Alembert e Diredot (seconda metà del XVIII secolo), la cui voce mwa1spolytheisme è curata dallo stesso Voltaire. Utilizzato in ambito teologico in opposizione a quello di "mwa1wmonoteismo"; entra nella lingua italiana nel mwa10XVIII secolocite-ref-52[52].
Il termine mwa2mpolythéisme, quindi "politeismo", è formato da termini derivati mwa2qdal greco antico πολύς ?, polýs e θεοί, theoi) ad indicare "molti dèi"; quindi da mwa2upolytheia, termine coniato dal filosofo giudaico di lingua greca mwa2yFilone di Alessandria (20 a.C.-50 d.C.) per indicare la differenza tra l'unicità di Dio nell'Ebraismo rispetto alla nozione pluralistica dello stesso propria delle religioni antichecite-ref-53[53], tale termine fu poi ripreso dagli scrittori cristiani (ad esempio da mwa2sOrigene in mwa2wContra Celsum).
Tale termine indica quelle religioni che ammettono l'esistenza di più dèi a cui destinare i mwa24culti. Non vi rientra pertanto il mwa28Dualismo, che nella versione classica del Manicheismo vede il mondo retto da due principi opposti in lotta tra loro, il Male e il Bene, quest'ultimo destinato a trionfare alla fine dei giorni. Il termine Dualismo viene inoltre esteso ad eresie quali gli Gnostici e i Catari, che nell'esaltare la figura del male distinguono nettamente tra spirito e materia, ma trattandosi di Cristiani, per quanto borderline, vanno inclusi tra i Monoteisti.
Religioni (in ordine alfabetico) con maggior numero di fedeli
Buddhismo
Il mwa3cBuddhismo è una religione che comprende una varietà di tradizioni, credenze e pratiche, in gran parte basata sugli insegnamenti attribuiti a mwa3gSiddhārtha Gautama, vissuto nel mwa3kNepal intorno al mwa3oVI secolo a.C., comunemente appellato come il mwa3sBuddha, ossia "il Risvegliato".
Le numerose scuole dottrinarie afferenti a questa religione si fondano e si differenziano in base alle raccolte scritturali riportate nei mwa30Canoni buddhisti e agli insegnamenti tradizionali trasmessi all'interno delle stesse scuole.
Le due grandi differenziazioni all'interno del Buddhismo riguardano le correnti mwa38Theravāda, presente prevalentemente in mwa4aSri Lanka, mwa4eThailandia, mwa4iCambogia, mwa4mMyanmar e mwa4qLaos, e mwa4uMahāyāna, presente invece prevalentemente in mwa4yCina, mwa4cTibet, mwa4gGiappone, mwa4kCorea, mwa4oVietnam e mwa4sMongolia.
Cristianesimo
Il mwa5iCristianesimo è la religione più diffusa nel mondo, in particolare in Occidente (mwa5mEuropa, mwa5qAmeriche, mwa5uOceania). Le forme storiche del cristianesimo sono molteplici, ma è possibile indicare tre principali suddivisioni: il mwa5yCattolicesimo, il mwa5cProtestantesimo e l'mwa5gOrtodossia. Oltre a queste tre suddivisioni, esistono alcuni credi che si riallacciano al Cristianesimo ma non sono classificati nelle quattro categorie principali, tra cui mwa5kMormonismo e i mwa5oTestimoni di Geova.
Tutte queste tradizioni cristiane riconoscono, seppure con piccole varianti, che il loro fondatore, mwa5wGesù di mwa50Nazaret, è il mwa54Figlio di Dio, e lo riconoscono come Signore. Credono altresì, a parte i mwa58Testimoni di Geova, i Mormoni e i Protestanti Unitari, che mwa6aDio è uno in tre persone: il mwa6ePadre, il mwa6iFiglio e lo mwa6mSpirito Santo.
Inoltre, tenendo presente che la Bibbia protestante ha 7 libri in meno della Bibbia cattolica, considerano la mwa6uBibbia un testo ispirato da Dio. La mwa6yBibbia dei cristiani è composta dall'mwa6cAntico Testamento, il quale corrisponde alla mwa6gSeptuaginta, versione e adattamento in lingua greca della mwa6kmwa6oBibbia ebraica con l'aggiunta di ulteriori libricite-ref-54[54], e dal mwa68Nuovo Testamento: quest'ultimo ruota interamente sulla figura di mwa7aGesù Cristo e del suo "lieto annuncio" (mwa7eVangelo).
Induismo
L'mwa7gInduismo è un insieme di dottrine, credenze e pratiche religiose e filosofico-religiose che hanno avuto origine in mwa7kIndia, luogo dove risiede la maggioranza dei suoi fedeli. Secondo la tradizione, questa religione è eterna (mwa7oSanātana dharma, religione eterna) non avendo né un principio né una fine.
L'Induismo fa riferimento ad un insieme di mwa7wtesti sacri che per tradizione suddivide in mwa70mwa74Śruti e in mwa78mwa8aSmṛti. Tra questi testi occorre ricordare in particolar modo i mwa8emwa8iVeda, le mwa8mmwa8qUpaniṣad e la mwa8u mwa8yBhagavadgītā.
Islam
L'mwa80Islam è la più recente delle tre principali religioni monoteiste originarie del mwa84Vicino Oriente. Ha come principale riferimento il mwa88mwa9aCorano considerato mwa9elibro sacro. Il testo in mwa9ilingua araba, una raccolta di predicazioni orali, è relativamente breve rispetto ai testi sacri ebraici o mwa9mmwa9qindù. Il termine Islam significa letteralmente "sottomissione", intesa come fedeltà alla parola di Dio. L'Islam condivide con l'mwa9uEbraismo e il mwa9yCristianesimo gran parte della tradizione dell'mwa9cAntico Testamento, legittimando il riferimento mwa9gbiblico secondo cui Isacco (progenitore degli israeliti) e mwa9kIsmaele (progenitore degli mwa9oarabi) erano entrambi figli di mwa9sAbramo. Riconosce la vita e le opere di mwa9wGesù ritenendolo però un mwa90profeta. La figura di riferimento dell'Islam è mwa94Muhammad (mwa98Maometto), vissuto nel mwa-aVII secolo nella penisola arabica, di cui la mwa-emwa-iSunna raccoglie gli aneddoti. Le due suddivisioni principali di questa religione sono l'Islam mwa-msunnita e l'Islam mwa-qsciita.
Altre religioni
Altre importanti religioni, diffuse soprattutto in mwa-cAsia sono:
• mwa-oAnimismo
• mwa-wBahá'í
• mwa-4Confucianesimo
• mwa-aCulti sincretici africani
• mwa-iEbraismo
• mwa-qEllenismo
• mwa-yErmetismo
• mwa-gEsoterismo
• mwa-oGiainismo
• mwa-wGnosticismo
• mwa-4Manicheismo
• mwbaaMitraismo
• mwbaiReligione Romana
• mwbaqShintoismo
• mwbaySikhismo
• mwbagTaoismo
• mwbaoZoroastrismo
Nuovi movimenti religiosi
• mwba8Bambini di Dio
• mwbbeChiesa dell'unificazione
• mwbbmMeditazione trascendentale
• mwbbuMovimento raeliano
• mwbbcNeopaganesimo
• mwbbkOrganizzazione Sathya Sai
• mwbbsPastafarianesimo
• mwbb0Rajneeshismo
• mwbb8Rastafarianesimo
• mwbceSahaja Yoga
• mwbcmScientology
• mwbcuTestimoni di Geova
• mwbccWicca
Note
Annotazioni
Fonti
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cite-note-1111. ↑ Concetta Aloe Spada, “L’uso di mwbkereligio e mwbkireligiones nella polemica antipagana de Lattanzio”, in Ugo Bianchi (ed.), mwbkmThe Notion of «Religion» in Comparative Research. Roma: 'L'Erma' di Bretschneider, 1994, pp. 459-463.
cite-note-1212. ↑ mwbkcRetractationes I, 13. Anche se in mwbkgDe civitate Dei X,3 Agostino segue invece l'etimologia offerta da Cicerone: mwbkk mwbks«Eleggendo quindi Dio, o piuttosto rieleggendolo (da cui verrebbe il termine religione) avendolo perduto per nostra negligenza» mwbkw(mwbk0Agostino. mwbk4La città di Dio. Milano, Bompiani, 2004, pag.462)
cite-note-1313. ↑ Cfr. anche mwbliGiovanni Filoramo. mwblmChe cos'è la religione. Torino, Einaudi, 2004, pag.81-2.
cite-note-1414. ↑ mwblcGiovanni Filoramo. mwblgOp.cit. 1993.
cite-note-1515. ↑ mwblwGiovanni Filoramo. mwbl0Op.cit. 2004 pag.82 nota 2; mwbl4Op.cit. 1993, pag. 624; mwbl8Le scienze delle religioni. Brescia, Morcelliana, 1997, pag.286
cite-note-1616. ↑ Cfr., ad esempio, mwbmmPaolo Scarpi. mwbmqGrecia (religione) in mwbmuDizionario delle religioni (a cura di mwbmyGiovanni Filoramo). Torino, Einaudi, 1993, p. 350.
cite-note-1717. ↑ mwbmoDialetto ionico.
cite-note-1818. ↑ Questo tuttavia al di fuori del dialetto attico, cfr. in tal senso e per una più approfondita disamina dei termini mwbm4Walter Burkert, mwbm8La creazione del sacro, pp. 491 e sgg.
cite-note-1919. ↑ «Tutti questi dati si intrecciano e completano la nozione che la parola mwbnmthrēskeia evoca di per sé stessa: quella di 'osservanza, regola della pratica religiosa'. La parola si ricollega a un tema verbale che denota l'attenzione al rito, la preoccupazione di restare fedeli a una regola.» mwbnqÉmile Benveniste. mwbnuIl vocabolario delle istituzioni indoeuropee, voll. II. Torino, Einaudi, 1976, p.487.
cite-note-2020. ↑ mwbnk mwbns«Per i Romani mwbnwreligio stava a indicare una serie di precetti e di proibizioni e, in senso lato, precisione, rigida osservanza, sollecitudine, venerazione e timore degli dèi.» mwbn0(mwbn4Mircea Eliade. mwbn8Religione in mwboaEnciclopedia del novecento. Istituto enciclopedico italiano, 1982, pag.121)
cite-note-2121. ↑ mwboqEnrico Montanari. mwbouDizionario delle religioni (a cura di mwboyGiovanni Filoramo). Torino, Einaudi, 1993, pag. 642-4
cite-note-2222. ↑ mwbooEnrico Montanari. mwbosOp.cit., pag. 642-4
cite-note-2323. ↑ Va precisato tuttavia che gli epicurei non negavano l'esistenza delle divinità quanto piuttosto affermavano la loro lontananza e il loro disinteresse nei confronti degli uomini.
cite-note-241. Si riferisce ad mwbpiEpicuro.
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cite-note-2626. ↑ I mwbp4Apologeticum XLVI, 3 e 4.
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Collegamenti esterni
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